Parlo di nazionale italiana, di quel che ho visto, letto e sentito. Insomma, articolo parzialissimo as usual, anche se li ho seguiti abbastanza questi europei, anche per le promesse italiane che in gran parte sono state mantenute.

giusta e bella copertina della pagina facebook della Fidal
TOP:
Sicuramente il risultato di più alto livello per l’Italia è quello di Daniele Greco, e non solo per la medaglia d’oro. Finalmente l’ho visto saltare senza scomporsi troppo e infatti è venuto un risultato strepitoso che ha ucciso la gara: un 17.70 che pone in dubbio anche le gerarchie all’interno della nazionale italiana (a questo punto sicuramente la nazionale più forte al mondo nel triplo maschile, se ancora c’erano dubbi dopo le olimpiadi dello scorso anno).
Top anche per Simona La Mantia, che porta a casa un bronzo che sinceramente non mi aspettavo troppo, specie per i problemi fisici della vigilia. Brava a difendersi con i denti dalle altre contendenti al podio.
Il travolgente (per quanto ho visto fra gli ostacoli) e simpatico (a quanto ho sentito dall’intervista) Paolo Dal Molin va sicuramente fra i top: argento (a 2 centesimi dall’oro!) e record italiano, preannunciato dai turni precedenti.
Bravissima anche Veronica Borsi, a detta di Tommi l’unica ostacolista italiana che sa fare gli ostacoli. Anche per lei medaglia (bronzo) e record italiano.
Top anche per l’attesissimo Michael Tumi, nonostante la sua faccia un po’ lunga a fine gara. Evidentemente era un po’ troppo convinto di venire a vincere (come ha anche dichiarato in intervista) invece arriva terzo, facendo comunque il suo: 6.52 è a 1 decimo dal personale e dal record italiano già suo. Sono gli altri che viaggiano: sia il giovane francese Vicaut e l’inaspettato inglese che si migliora di un decimo fra semifinali e finale.
Fra i top ci voglio mettere anche un non italiano: Renaud Lavillenie, che oltre a vincere fa un ottimo 6.01, ma lo cito fra i top per l’incredibile risultato e beffa successiva. Per chi se lo fosse perso, Levillanie ha saltato 6.07 al terzo tentativo, con tanto di esultanza, etc. Peccato che il salto sia nullo nonostante l’asticella non sia caduta. Ho scoperto anch’io per la prima volta che è nullo il salto anche se (come in questo caso) l’asticella si ferma sulla parte parallela all’asticella del fermaritto anziché su quella trasversale. Per chi non avesse capito QUI c’è il video tutorial di come farsi annullare un 6.07 che sembrava fatto.

un Chesani meno contento dell’ultima volta in cui ne avevo parlato
FLOP:
Mi duole ammetterlo, ma mi tocca mettere Silvano Chesani fra i flop: aveva fatto 2.33, record italiano indoor, 2 settimane fa e non riesce a saltare 2.28 in qualificazione. Inoltre si mangerà le mani per l’errore a 2.13 che lo esclude dalla finale, dove invece poteva dire la sua. Si mangerà le mani, per aver lasciato spazio a quell’esaltato di Tamberi (che non metti fra i top solo perché non ne ho voglia, ma ci andrebbe).
Mi dispiace mettere fra i flop anche Fabrizio Donato, assente per influenza, ma solo per la mia delusione di non poter assistere ad una gara ancor più emozionante fra i due italiani, sulla vetta d’Europa. Con Donato credo che la doppietta nel triplo sarebbe stata scontata, ma non l’ordine fra i nostri due triplisti.
Flop invece anche per Marco Tamberi, sì non Gianmarco, ma il padre con lo stesso nome o quasi: rinuncia alla sua sciarpa bianca da gara, per un foularino molto più chic, forse sapendo di venire inquadrato dalla regia internazionale. Il ciuffo era impeccabile però.
Il flop più importante però è per la regia internazionale appunto, e non solo per avere inquadrato Tamberi padre. Una regia ancora peggiore del solito, che riusciva a non mandare salti in diretta anche quando c’erano solo quelli, coprendoli con salti precedenti in differita. Il delirio. Se ne sono lamentati anche i commentatori italiani che non sapevano più se commentare i salti in replica che vedeva lo spettatore o quelli in diretta spoilerando tutto. Mah.
Di altri italiani di cui sono stato deluso non ricordo, le due giovanissime campionesse del futuro pagano probabilmente l’emozione della prima gara a livello internazionale e il confronto con i mostri sacri, non vanno certo fra i flop. Per Alessia Trost è così per sua stessa ammissione, inoltre non è che faccia così schifo un quarto posto agli europei, anche se si poteva sognare qualcosa di meglio arrivando con la miglior prestazione mondiale stagionale. Per Roberta Bruni le aspettative erano ovviamente minori, ma nel passaggio del turno ci credevo dopo averla vista saltare 4.60 con facilità ad Ancona. Invece non riesce a scavalcare il 4.46 che sarebbe valso la qualificazione alla finale, ma ha 18 anni e non me la sento di muoverle alcuna critica alla sua prima comparsa sui grandi palcoscenici internazionali.

la nostra Chiara Rosa non ha bisogno di didascalie
‘EREST:
Chiara Rosa arriva quarta nel peso, brava comunque e forse meritava il top, ma non so nulla del potenziale, dello stato di forma della nostra atleta e dello svolgimento della gara, quindi la categoria “‘erest” è fatta proprio apposta per queste situazioni.
Stesso discorso per i saltatori in lungo (uomini e donne) di cui giusto leggendo le prestazioni potrei elogiare giusto Catania, che in una finale a dodici sarebbe rientrato. Ma vedo anche i molti nulli, quindi magari giustamente si cercava la prestazione, non potendosi permettere il salto di sicurezza per la qualificazione.
Altri italiani non li ho visti o me ne sono dimenticato. Ovviamente, al solito ho dato la priorità ai salti (d’altronde quelli c’erano), ma come già detto è un riassunto e un giudizio completamente parziale. Questo c’è.
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