Montecassiano: report in progress

Ecco un altro contributo alla narrazione delle nostre epiche gesta in terra marchigiana. Comincio direttamente dal viaggio di andata, col pulmino 9 posti che, per quanto nuovo, ha già diversi “difetti”; tra questi, l’alzavetri elettrico lato autista che non funziona. Ma allora come cavolo faccio io a prendere il biglietto e pagare il pedaggio dell’autostrada? Ok, lo farà chi è nel posto dietro di me, visto che quel finestrino (manuale) si apre. All’uscita di Loreto-Porto Recanati, siamo tutti pronti e armati di macchine fotografiche per immortalare la faccia del casellante quando vedrà l’autista (il sottoscritto) passargli affianco e… non fermarsi, ma andare un po’ più avanti! Invece, distrazione madornale, mi infilo nella corsia in cui non c’è l’operatore ma la macchinetta automatica; noooo! Invece al ritorno, a Forlì, facciamo finalmente la gag, e il casellante, vista la situazione insolita, e la videocamera che lo stava riprendendo, chiede: “ma che va, su Youtube questo?” Ah ah ah ah
Da segnalare l’uomo che ha rischiato la vita (alle gare ce n’è sempre qualcuno
), il cameraman addetto a riprendere il martello maschile. In pratica, ha pensato bene di mettersi esattamente dietro la pedana, a un centimentro dalla rete di protezione; a un certo punto è andato in pedana un atleta che ne aveva poca idea del lancio del martello, a cui dopo una rotazione è sfuggito di mano l’attrezzo, il quale è passato sotto la rete finendo tra i piedi del cameraman. Lui non si è fatto nulla, però poi ha cambiato posizione!
Per quanto riguarda le gare, le mie sono state un po’ sottotono. Nei 110hs, ho passato buona parte del riscaldamento a lamentarmi con l’organizzazione per l’inadeguatezza dell’area di riscaldamento e dei tempi di ingresso in pista (cosa che avevo già fatto la mattina alla riunione tecnica, la mattina); ma come, non c’è un campo di riscaldamento esterno, e mi fate entrare in pista 10 minuti prima della partenza? Per una gara di ostacoli?? Bah… Alla prima prova di partenza dai blocchi mi sono sorpreso di quanto fossero morti i miei piedi, e non sono riuscito a farci nulla. Come se non bastasse, noi della prima serie siamo rimasti almeno dieci minuti dietro ai blocchi, in attesa che i sbandieratori si togliessero dal mezzo, e questo non ha giovato alla tensione. Ho corso praticamente solo di gambe, senza il supporto dei piedi; alla fine un 18″12 che lascia l’amaro in bocca, perchè era senza dubbio una giornata da record personale. Poi di corsa alla gabbia del disco (le gare erano pressochè in contemporanea), dove gli altri lanciatori avevano praticamente già concluso il riscaldamento. Tempo di fare due lanci così alla buona, e poi è gara! Complice forse la fretta, non riesco ad entrare in gara mentalmente, e finisco con un 27.00m che sarebbe da gogna pubblica. Quantomeno al disco ho avuto modo di incontrare due vecchie conoscenze di decathlon, con cui io e Paolo gareggiammo negli anni 2002-2003 mi pare; Maurizio Mantovani e soprattutto Alberto Cazzaniga, più conosciuto come DecaCazza, l’uomo delle sfide con Piero sui 1500 (facendo a gara a chi andava più piano) e l’unico decatleta (almeno che io conosca) che sia in grado di lanciare il peso con la tecnica rotatoria!
Piccola nota, il sabato sera, mentre noi in gruppo stavamo facendo gli idioti in una piazzetta di Macerata, è arrivato lì un hacker cinese (o almeno Alberto lo ha battezzato così
): questo tipo orientale che, all’una del sabato notte, si siede davanti alla sede dell’università, tira fuori un portatile, con installato Linux (e già questo è indicativo), si connette tramite wireless e poi si mette a fare cose che non siamo riusciti ad identificare. Gli abbiamo anche fatto una foto, ma non è venuta bene.
Mi associo a Mirco nell’apprezzare Macerata, città non grande nelle dimensioni, ma molto ricca di bei palazzi e chiese, tutte ben tenute e sapientemente illuminate (il giro serale per il centro è stato notevole!). Però ci ha riservato anche qualche sorpresa, come quando sabato sera stavamo vagando a caso per trovare il nostro albergo, ad un certo punto abbiamo svoltato a sinistra e… ci siamo trovati in uno stradone urbano a tre corsie a senso unico, imballato di macchine in fila… e che cos’è, New York! Salvo poi, poco dopo, svicolare da lì e ritrovarci in stradine strette del centro (nelle quali gli abitanti comunque vanno in macchina guidando a busso, rischiando costantemente di investirci
)
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