
La parte più bella del percorso, all'interno dell'Accademia Navale
Alle 8.59, la partenza. Di gente ce n’era davvero tanta, io sono passato sulla linea di partenza ben un minuto dopo lo sparo; anche parecchi fotografi, e persino un’operatore televisivo che riprendeva da una piattaforma sopraelevata, collocata per l’occasione. Il percorso consisteva (più o meno) in un circuito, che si snodava prevalentemente sul lungomare di Livorno e zone limitrofe; da un lato, ciò dava il vantaggio di un’altimetria praticamente piatta, senza saliscendi né cavalcavia; dall’altro, così a ridosso del mare un po’ di vento c’era, talvolta anche un po’ fastidioso. Il bello di questo circuito è che la sua lunghezza era un numero sgaffo, non intero, di chilometri, per cui i passaggi ai vari chilometri erano situati in posizioni diverse, a seconda del numero di giro. Di conseguenza, i segnali chilometrici incontrati durante la corsa sembravano messi a caso, perchè si riferivano a tutte le iterazioni che si sarebbero dovute effettuare; ad esempio, dopo i primi tre segnali “giusti” (1 – 2 – 3) ecco che ti imbattevi in un 30 (?), un 17 (??), poi il 4, e così via.
Al sesto chilometro, la parte più bella in assoluto del tracciato: abbandonato il vialone, siamo entrati nella famosa Accademia Navale (quella che forma gli ufficiali della Marina Italiana); dopo una breve escursione lungo il giardino – bello ed ovviamente curatissimo – siamo giunti nei pressi del palazzo, dove era schierata la banda musicale della Marina. Vi assicuro che entrare in un tale luogo, e passare correndo a tre metri dalla banda che stava appositamente suonando, è stato davvero emozionante! Purtroppo dopo pochi minuti il percorso tornava indietro verso l’uscita, e siamo tornati sulla strada ordinaria.
Già prima della partenza, avevo letto che ci sarebbero stati ristori e spugnaggi ogni 5 chilometri; degli spugnaggi chissenefrega, ma lo stesso non vale per i ristori! Sarà perchè sono troppo pesante per fare gare lunghe, sarà perchè non essendo un vero fondista ho una corsa troppo balzata e quindi meno efficiente, sarà che andando piano la gara dura di più, sarà che sono un baghino: ad ogni modo, non potevo basarmi sulla sola colazione per sperare di arrivare al traguardo, senza prima avere bruciato l’ultimissima molecola di glicogeno. La Barbara ha già avuto modo di vedere le mie qualità di mangiatore tapascione della domenica, alla mezza maratona di Cotignola: io l’avevo presa come allenamento, ed il distacco tra me e la nostra Principessa newyorkese era un tira-e-molla, che dipendeva essenzialmente da quanti ristori c’erano lungo il percorso
; ed al primo ristoro, mentre lei ignorando le vivande mi è passata davanti, io ero fermo, beato, a mangiarmi 2-3 fette di pane con l’olio!
Anche questa volta non mi sono smentito, e mi sono fermato parecchio, credo 6 volte nei primi 32 km (e poi basta); il problemuccio è che stavolta io cercavo qualcosina di leggero, tipo zollette di zucchero, mentre qua andavano sul pesante: c’erano delle pastine (delle specie di Trancini tarocchi), oppure dei biscotti super-carichi, ripieni di cioccolato; superfluo dire che, nel corso della gara, ne ho mangiati di entrambi…
La prima metà gara l’ho fatta abbastanza in gruppo, di gente ce n’era parecchia che andava sul mio ritmo (tra cui, due che correvano con il body da velocisti :-O ); poi, siccome molti meno della metà dei partenti erano iscritti alla maratona, il resto della gara l’ho fatto quasi da solo.
Piccola nota curiosa, mentre stavo passando per l’ennesima volta davanti all’Accademia Navale (eravamo su per giù al 30°), ho visto un signore anziano che passeggiava, fumando; l’ho guardato meglio… «ma lui non è Ciampi???» Ci assomigliava davvero tantissimo! Poi, una volta tornato a casa, ho letto che Carlo Azeglio Ciampi è livornese, perciò credo proprio che fosse lui.
Complessivamente, la gara è scivolata via davvero bene. Come ritmo, l’ho fatta tutta in progressione, restando abbastanza al di sotto del 100% del potenziale; in fondo era la mia prima maratona, non sapevo se e quanto sarebbe stata dura l’ultima parte della gara, specialmente dopo aver letto le leggende metropolitane sul cosiddetto muro del 35° chilometro. In effetti una leggera crisi l’ho avuta, tra il 32° e il 35° km; poi, passati quei 3-4 km, complice il cronometro che ormai indicava un risultato al di sopra delle attese, mi sono rigasato e ho spinto sull’acceleratore. Strano a dirsi, ma ero molto più stanco alla fine della mezza maratona di S.Pancrazio, dove ho fatto il personale, rispetto a questa volta, proprio perchè lì avevo meno da perdere, ed avevo dato tutto; stavolta le gambe erano ancora vive (e meno male, il perchè lo spiegherò nella prossima puntata…)
Alla fine, ecco i passaggi effettuati in gara. Non posso fare giuramenti solenni (con tanto fuochi e sacrifici animali
) sulla loro affidabilità perchè li ho tenuti a mente durante la gara; comunque sono praticamente certo che siano giusti:
| Km |
Tempo |
| 10° |
54’30″ |
| 21,097 |
1h 53′ 40″ |
| 30° |
2h 30′ 45″ |
| 37 |
3h 16′ 37″ |
| 40° |
3h 31′ 23″ |
| 42,195 |
3h 41′ 28″ |
(to be continued…)
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