Maratona p. 4: il post-gara e la morte da facchino
Appena tagliato il traguardo, un ragazzo mi aveva consegnato un bigliettino con su scritto: “Classifica: 112°. Buono per ritirare il premio gara”. Dopo essermi docciato e aver messo qualcosa sotto i denti, vado a ritirare il premio. Abituato alle gare in pista, in cui anche se sei campione italiano ti danno tutt’al più una medaglia, una maglietta ed un calcio in culo
, sono rimasto stupito quando hanno appoggiato sul tavolo il mio premio: una cassa con otto bottiglie di vino! Non appena sollevato il fardello, è iniziato a lampeggiare il dubbio, se quello fosse un premio o una punizione… Una scatola di cartone, senza maniglie e senza alcuna sporta: lo dovevo tenere davanti a me, a due braccia! Ora si trattava di pigliare su zainetto, borsone e cassa di vino, e avviarsi verso casa…
Mi sono recato subito in zona stazione, per evitare imprevisti, per poi cercare un posto in cui pranzare; due pizzerie ho trovato, ma entrambe chiuse. Al che ho chiesto informazioni ad un passante: questo tipo, sui quarant’anni, era simpaticissimo, e molto alla mano: dopo aver risposto alla mia domanda, mi ha chiesto di dov’ero (che non fossi del posto era evidente, oltre al fatto che ero carico come un mulo), ha cominciato a fare le lodi della Romagna, a scapito di Livorno, in cui invece la gente è un po’ scarica, etc etc., fino a che mi ha perfino chiesto consigli su che località della Riviera romagnola scegliere per l’estate prossima, per un quarantenne che sia in cerca di f**a
Per quanto gentilissimo, la pezza si stava facendo piuttosto lunga, per cui l’ho salutato e mi sono infilato in un bar a mettere qualcosa sotto i denti, bar consigliatomi dal tipo stesso, per via delle bariste molto buone… in effetti erano davvero buone, ma quella che mi ha servito era anche simpatica su per giù come un dito in un occhio.
Salito infine sul treno Livorno – Firenze, mi sono finalmente potuto riposare un po’, visto che ora iniziavo ad essere davvero stanco; alla stanchezza aveva contribuito, non poco, il chilometro e passa di strada fatta a piedi con bagagli più cassa di vino, che nel frattempo stavo odiando sempre più per il suo peso! A Firenze, cambio treno: mi dirigo verso il binario del treno verso Faenza, ecco che lo raggiungo, mi avvicino al treno (“ehi ma quant’è corto, solo 3 vagoni?”), arrivo all’entrata del vagone….. NOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Il treno, anche a causa del numero assurdamente scarso di vagoni, era totalmente imballato; lasciamo perdere i posti a sedere (esauriti probabilmente da tempo immemorabile), il discorso è che si faceva fatica perfino a salire, perchè qualunque corridoio o pianerottolo era già affollatissimo! Con mia grande gioia sono salito sul vagon / carro bestiame, apprestandomi a godermi le due ore di viaggio, fra tutte le persone pigiate, in piedi, in un caldo soffocante, e pure in un puzzo non insignificante. Già ben prima di Faenza, avevo finito di recitare mentalmente tutti gli improperi immaginabili contro le Ferrovie dello Stato, ed ormai mi pareva quasi di sentirmi poco bene per la debolezza; in fondo, non avevo certo previsto che la parte più faticosa della giornata sarebbe iniziata DOPO la fine della maratona. In un modo o nell’altro, alla fine ovviamente sono arrivato a casa, perciò tutti felici e contenti.
Bilanci finali: dal punto di vista meramente quantitativo, della “roba”, mi sembra strano che l’iscrizione alla gara sia costata solo 25 euro, considerando:
- la cena del sabato sera
- un servizio di navetta gratuito, in funzione il sabato e la domenica, tra lo stadio, la sede del pasta-party, e gli alberghi convenzionati e la stazione FS
- tutti i ristori messi a disposizione durante la gara
- il cibo messo a disposizione al termine della gara
- il pacco gara: una maglietta a maniche corte, una maglietta tecnica, elasticizzata, a maniche lunghe, e la medaglia di partecipazione
- il premio gara, che nel mio caso sono state le otto bottiglie di vino
Dal punto di vista personale, è stata una gran bella esperienza; sono contentissimo di essere arrivato in fondo, il che rappresentava l’obiettivo minimo. In realtà la relativa facilità con cui sono arrivato a tagliare il traguardo sembra indicare che mi ero allenato bene, ma questo non potevo saperlo prima della gara. Inoltre, anche il tempo finale mi lascia soddisfattissimo; come obiettivo “B” (l’”A” era arrivare in fondo) mi ero prefisso di andare sotto le 4 ore, e di più non osavo sperare.
Comunque, fatto sta che questa parentesi fondistica si chiude qua: è ora di tornare a cose più consuete, che già hanno iniziato a mancarmi! L’incognita più grande, ora, è quanto tempo ci vorrà per la transizione ad una forma da pseudo-velocista / saltatore: ho già visto in occasione dei 3000 siepi, che una preparazione da fondista uccide qualsiasi barlume di forza o esplosività che uno possa eventualmente avere, con ripercussioni che durano un bel pochetto; ed infatti in queste due settimane ho notato che i miei polpacci si rifiutano di effettuare qualsiasi esercizio preveda un minimo di esplosività! Ahiahiahiah…
Mancano solo due mesi, probabilmente sarà dura, ma io ci spero… se va tutto bene, see you at the next indoor season!
THE END (finalmente, ormai vi avevo stracciato le balle con ‘sto racconto infinito)









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