Tra un Ruttoman che cerca inutilmente di tirar giù l’acqua del w.c. (perché non aspettava abbastanza perché si riempisse il serbatoio) e gabri che tira i pugni alla parete del vicino, colgo l’occasione per farmi spiegare dall’ing. Luca Rossi come funziona il disegno tecnico e quali software usare per il CAD, visto che nelle aziende è richiestissimo e perciò sono deciso ad impararlo per non farmi trovare più impreparato. Dopo la doccia mi infilo sotto le coperte pronto per ricaricarmi con un bel sonno ristoratore. La sera precedente infatti, quel pervertito del Tasso era riuscito a convincermi a presenziare ad una specie di concerto che si teneva alla Biblioteca Comunale di Forlì. Niente di impegnativo, diceva. Poi però siamo finiti all’Abbey insieme a Lele (anche lui al concerto) e siamo tornati a casa alle due. Fantastico. Quindi, almeno il giorno prima della gara avrei avuto un gran bisogno di dormire. Ma, c’è un ma. Luca nel frattempo si è messo a guardare il telefonino e, contemporaneamente, la televisione; Gabri ha tirato fuori il suo netbook per riprendere il suo giochino preferito: Football Manager. E quindi tra una cosa e l’altra si era fatta l’una (sempre con sveglia alle sei)! Mi chiedo allora come avrebbero fatto i miei compagni di stanza a dormire così poco, svegliarsi prestissimo e gareggiare poco più tardi. Mentre tento di rispondere inutilmente al quesito mi addormento.
Il mattino seguente ci svegliamo di buona lena, mettiamo in ordine vestiti, scarpe, borse e zaini e scendiamo nella hall…dove non c’è NESSUNO. E con nessuno non intendo gli ospiti bensì il personale! Così, per una buona mezz’ora, sette mezzofondisti affamati come lupi si aggiravano per l’albergo al buio in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Durante la perlustrazione scopro che persino le porte d’ingresso/uscita non si aprivano: chiusi dentro e senza cibo. Ci mancava solo Jack Nicholson con l’ascia e il bambino col triciclo ed era uguale a Shining. Dopo quella mezz’oretta in cui ci siamo trovati completamente allo sbaraglio, risolviamo l’enigma. Alle sette e trenta si presenta un tizio al quale chiediamo spiegazioni ma oltre a un “la domenica di solito serviamo la colazione alle otto”, un “non mi avevano avvertito” e un “cosa prendete? Caffè, cappuccio…?” non riusciamo ad ottenere molto di più che qualche pasta, thè, un po’ di spremuta. Delle abbuffate di Klagenfurt (da stare male) e Borgo Valsugana rimane soltanto un dolce e lontano ricordo.
Finita la colazione, la banda di scalmanati grottiniani si riversa per strada inseguendo il Qashqai di Mirco. Per raggiungere Civitanova percorriamo una strada di campagna costellata di un centinaio di dossi artificiali messi a caso che provocano una frenata tutte le volte che dobbiamo attraversarli. Arturo, forse perché tiene ancora agli ammortizzatori della sua Nike-mobile, quasi si fermava per oltrepassarli. Questo però portava Gabri, che lo inseguiva, all’esaurimento nervoso e a lanciare bombe a mano se ne avesse avuta qualcuna a disposizione!
Le gare. Arrivato sul luogo delle gare, un ippodromo senza tribune parcheggiato in mezzo alle colline civitanovesi, lo squadrone del cross corto inizia subito il riscaldamento senza però tralasciare il consueto rito tribale pre-gara: distribuzione dei pettorali e spillaggio delle canotte. Spille ovviamente scroccate a me a suon di “Ste, ce le hai le spille?” “Certo, adesso te le do” “Grazie mille, dopo te le restituisco”. Certo, come no…in anni e anni di gare non me ne è mai ritornata una sola…va be’. Pronti via, parte il corto maschile (4km). Purtroppo non sono in grado di descrivere le fasi iniziali della gara. Le tribune si trovavano parecchio lontano rispetto alla prima parte del percorso che si snodava all’interno dell’ippodromo. La seconda parte invece girava attorno alle tribune e la visuale era perfetta. Il trascinatore del Grottini nel corto è stato sicuramente Pic, battezzato come l’uomo più vestito del corto: calzettoni, body, maglia maniche lunghe, canotta e fascia. Stupefacente direte voi. Ancora di più se si pensa che ha corso con delle normalissime leggere (niente chiodi). E sempre meglio dello junior col codino dico io: canotta e scaldacollo. Passiamo oltre.
Pic termina ottimo nono in 13’35” precedendo di 14” un Gabri sornione nel primo dei due giri, o almeno così mi è parso, per poi accendere la miccia nella seconda parte della gara. Termina tredicesimo dopo aver visto qualche santo e qualche beato quando mancavano circa 200/300m all’arrivo. Seguono poiArturo in diciottesima posizione (14’09”), Ruttoman in ventinovesima (che ha gareggiato con la canotta di Paolo Bravi (mitico presidente) dopo che questi l’ha fulminato alla vista della canotta Track&Field (non quella grigio-verde) con 14’51”. Chiudono la baracca il duo Mirco&Mirko (Cappella e Meschini) in 16’08” e 16’11” con la quarantunesima e quarantadesima posizione.
Cross lungo. Luca, Giuliano ed io ci mettiamo in marcia per il riscaldamento. A metà riscaldamento fingo una normalissima sosta al bagno tra i rovi che circondano l’ippodromo. In realtà, molto astutamente, tiro fuori dal taschino il mio amuleto azzurro che di nome fa “se non mi faccio almeno due puff faccio schifo come in Austria“. Dopo il puff e due colpi di tosse sono un’altra persona. Mi accingo a mettermi le chiodate e mi dirigo baldanzoso verso la linea di partenza. Quando mi presento alla partenza vengo accolto con dei buuu e fischi assordanti visto che tutta la squadra del lungo era pronta per la foto di gruppo mentre io ero ancora in tribuna a piegare e a riordinare i vestiti nella borsa. Che figura… Allo sparo parte il gruppone ed io mi infilo nelle posizioni di rincalzo. L’andatura del gruppo di testa non è per niente proibitiva ed io lo seguo insieme ai miei compagni Luca Rossi e Antonio Checcarelli . Dopo mille metri percorsi dentro l’ippodromo il trio Dario Santoro, Antonio Gravante e Doriano Bussolotto prende il largo mentre Antonio, Zullo, Viti ed io danno vita ad una battaglia di proporzioni epiche. Usciti dall’ippodromo si prosegue in salita per 200m per infilarsi poi in una discesa sconnessa, pendente a sx e abbastanza tirata. Poi ancora una salita e questa volta è uno strappo che fa male, un’altra discesa, meno pericolosa stavolta, e si completa il giro. Alla fine del primo giro mi stacco ma non demordo e all’inizio del secondo giro riprendo il gruppetto inseguitore. Del quartetto è Zullo a staccarsi definitivamente mentre Antonio ed io stringiamo Viti nella morsa Grottini. Il trio prosegue imperterrito per altri tre giri e quando mancano mille metri circa, Antonio prende e se ne va con una progressione spettacolare, un po’ alla Cancellara quando parte seduto in testa al gruppo. Io sono decisamente al limite e Pic, attento spettatore della gara del lungo, si aspetta da Viti un’azione che però tarda ad arrivare. “Non ti preoccupare che c’è ancora la discesa” dichiara il saggio Gabri affetto da chiari sintomi di chiaroveggenza. In cima alla salita sono ancora davanti. Buon segno. In discesa schiaccio sul turbo (in realtà mi lascio andare senza far niente di particolare) lasciando sul posto un Viti ormai rassegnato. Gabri si guarda in giro con l’aria di uno che la sa lunga mentre Pic esprime la sua soddisfazione con un: “Gli ha dato venti metri in cento metri di discesa” e due pollici in su. Alla fine arrivo quinto con 35’02” distanziato di 14” da Antonio il quale, a naso, avrà corso l’ultimo mille in 3’05” rischiando anche di andare a riprendere i due fuggitivi della Potenza Picena, Gravante e Bussolotto. A raccogliere punti preziosi per la classifica di società ci pensa anche [b]Luca[/b] che arriva ottavo in 35’54”. Per lui è stato un vero peccato perdere il treno perché avrebbe avuto tutti i mezzi per stare nel gruppo degli inseguitori. Arturo, che lo segue negli allenamenti, lo sa e gli rinfaccia l’intero mese di novembre trascorso senza allenarsi. Luca accetta la lezione e si ripromette di non commettere più leggerezze.
Pur senza portare punti, ma sempre utili ai fini della classifica di società, arrivano Alessandro Dottori (dodicesimo), Giuliano (diciottesimo), Marco Boccanera (ventiduesimo), Alessandro Marilungo e Fabrizio Giovagnoni (venticinquesimo e ventiseiesimo con 40’24” e 40’50” rispettivamente). Terminate le fatiche riceviamo i complimenti del resto della squadra, di chi ha corso il cross corto, dei dirigenti e di Paolo Bravi.
Mentre mi cambio ci viene comunicato che il Grottini Team si è piazzato quinto nel cross corto dietro alle già qualificate Stamura Ancona e Potenza Picena, all’Atletica Recanati e a Camerino. La squadra del cross lungo coglie invece un gran secondo posto di poco dietro ad una Potenza Picena piuttosto delusa di come ha gestito la 10km.
La tappa successiva dei cross si svolgerà ad Ancona il 12 Febbraio valevole per la seconda fase dei societari dove contiamo anche su rinforzi del calibro di: Matteo “Don Kenya” Vecchia (categoria promesse, protagonista assoluto e kamikaze alla partenza del cross lungo della finale dei societari a San Giorgio su Legnano durante il quale tentò di attaccarsi al gruppo dei migliori: una foto lo ritrae addirittura dietro al carabiniere Goffi nei primi 2km. Poi però è arrivato scoppiato, ma questi sono dettagli), Glauco Pizzuto (Nazionale B di sci di fondo).
Ne avremo bisogno. Anche perché, dopo Civitanova, Gabri è rimasto fermo a box per un paio di giorni a causa di una sinusite e purtroppo è in grado di riprendere gli allenamenti solo oggi. Tutto questo non sarebbe successo se avessimo avuto a disposizione il medico del Chelsea Football Club, ha tuonato Gabri. In precedenza aveva cercato di convincere il buon Bravi a dotarsi di uno staff medico all’altezza della marpioneria della squadra (nerd a parte, naturalmente) ma i suoi tentativi sono stati vani. Il budget a disposizione ha limitato le pretese ma soprattutto il terrore di avere un’infermeria costantemente piena (zozzoni…) ha influito negativamente sull’acquisto dell’Ufficiale Medico. Poco male. Secondo i calcoli di Gabri siamo qualificati con entrambe le squadre alle finali dei cds che si disputeranno a Correggio. L’unico modo per non passare sarebbe quello di non presentarci.
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